Rincorro continuamente il colore in situazioni di creazione estrema

Il tema del paesaggio è la scusante per sondare una forma di linguaggio quanto più inusuale possibile, e per far ciò assecondo l’acqua in modo da lasciar spazio a momenti creativi di livello magari inconscio e far si che il controllo sul mezzo sia limitato. Rincorro continuamente il colore in situazioni di creazione estrema; Per questo non preparo quasi mai dei bozzetti, o qualora parto da un’idea formata nella mia mente, questa rappresenta inevitabilmente solo un punto di partenza. In alcune produzioni ho cominciato a comprimere di più l’elemento acqua, cercando di strappare momenti di controllo superiori e riuscendo a creare una trama nel colore come una sorta di stratificazione che come in “geologia” rappresentano una successione verticale di strati tra loro separati da superfici fisiche di discontinuità, dette piani o giunti di stratificazione. Tali stratificazioni sono dovute alle variazioni della velocità di sedimentazione del colore (precipitazione del pigmento che si aggrappa alla tela) e quindi della capacità di trasporto e di selezione dell’acqua. Così facendo creo i miei mondi.

Dell’anima e di altre affezioni

Parallelamente alla mia ricerca sull’uso dell’acqua e la stratificazione cromatica ho iniziato una serie di dipinti che in termini stilistici rispecchiano canoni sicuramente più tradizionali ma che sono dettati da un’esigenza di esprimere il mio mondo interiore: da qui appunto “Dell’anima e di altre affezioni”. In Aristotele, in senso molto generico, i sensi producono affezioni con i dati sensibili sull’anima, che ne viene impressa, dando luogo all’inizio del processo conoscitivo. Poiché dagli oggetti/soggetti esterni provengono quegli elementi che provocano nell’anima modifiche non solo sensibili ma anche sentimentali come il piacere, il dolore, il desiderio…ecc., le affezioni coincidono con le “passioni” della sfera etica.
La tecnica utilizzata è sempre la stessa: ecoline, chine e acquerelli su tela.